Io sono stato, e tuttora sono, un sincero sostenitore del tentativo di unire i “progressisti” italiani in un progetto, come quello del Partito Democratico, che riesca a rinnovare l'Italia con profonde riforme per farla diventare un Paese moderno, laico e democratico. Finora e per la fretta con cui siamo stati costretti a confrontarci – le elezioni anticipate hanno significato un rallentamento della “costruzione” del “partito nuovo” che sarebbe dovuto arrivare all'attuale Congresso senza aver subito i traumi di una duplice sconfitta elettorale (anche alle politiche, nonostante un buon risultato, non possiamo non parlare di sconfitta poiché governano gli altri). Tutto ciò ha comportato una specie di “anarchia” (non considero l'anarchia sempre negativa) che ha impedito alcune prese di posizione chiare e nette. Ora che la senatrice Dorina Bianchi non approvi la RU486 rimane un suo diritto, ma che voti insieme alla destra per un estremo tentativo di bloccare la possibilità per le donne di non doversi sottoporre all'aborto “meccanico” e dunque anche con minore dolore fisico, è sicuramente un tentativo oscurantista clerico-fascista. La mia posizione attuale, e così voterò sabato al Congresso del mio circolo, è favorevole ad Ignazio Marino, poiché vedo in lui una laicità che non c'è né nella Bianchi, né nella Binetti, pur essendo egli un cattolico. Ma questa non è una novità, anche nel PCI c'erano dirigenti di primo piano cattolici, ma di fronte ai problemi dei diritti civili ragionavano laicamente. Non credo che Marino riuscirà ad essere il nuovo segretario del PD, i congressi fin qui effettuati, anche se lo accreditano di una percentuale rispettabilissima e comunque al disopra del 5% minimo per arrivare alle primarie di ottobre, lo dimostrano. In ogni caso poiché l'iscrizione ad un partito è un atto volontario vigilerò sulle posizioni che saranno prese dal PD. Se perdurerà questa “doppiezza” al fine di non scontentare l'ala “teocon” binettiana, la scelta non potrà che essere l'uscita dal partito stesso.